Mostre

CLIMAX
19 SETTEMBRE - 11 OTTOBRE 2026
Sala Colonne del Museo Diocesano Francesco Gonzaga
CLIMAX - OMAGGIO DEI PITTORI CONTEMPORANEI A G. BAZZANI

MOSTRA CLIMAX. MUSEO DIOCESANO. MANTOVA SALA COLONNE. INGRESSO LIBERO 19 SETTEMBRE- 11 OTTOBRE 2026 Orari: venerdì, sabato e domenica 9.30-12.00 15.30-18 app. 328 5727 480 INAUGURAZIONE sabato 19 settembre 2026 ore 17,00 Curatore Alberto Bernardelli
Climax è una mostra composita che collega l’antico al moderno. Tutto parte dalla presenza nelle collezioni del museo di un quadro importante di Giuseppe Bazzani dal titolo Il Sogno di San Romualdo. È una grande tela di cm 268x168 realizzata a metà Settecento. Rappresenta la figura del Santo dormiente che sogna e vede una serie di gradini che salgono e entrano nelle nuvole. Una sorta di scala di ingresso al Paradiso frequentata da alcuni monaci che la percorrono in salita con atteggiamento furtivo e quasi giocoso. Il tema mistico costringe Bazzani all’uso di una grammatica pittorica estremamente sintetica per forme e per colore.
Da queste modalità espressive che preludono al moderno ci è venuta l’idea di sottoporre la tela all’attenzione di nove artisti astratti contemporanei che hanno realizzato ciascuno una grande opera dedicata al Sogno di San Romualdo accompagnata da alcune piccole opere di corredo. Sarà l’insieme di questi contributi di pittura astratta uniti alla forza espressiva del dipinto di Bazzani a creare un corto-circuito che ci auguriamo possa emozionare un pubblico di visitatori non pigri” Alberto Bernardelli - curatore
I nove artisti partecipanti: Renate Balda, Giuseppe Botturi, Sonia Costantini, Alessandro Gamba, Marino Iotti, Augusto Morari, Claudia Moretti, Alfonso Talotta, Stefano Turrini

INTERVISTA A ALBERTO BERNARDELLI CURATORE DELLA MOSTRA “CLIMAX” AL MUSEO DIOCESANO DI MANTOVA 19 SETTEMBRE-11 OTTOBRE 2026

PERCHE’ “CLIMAX”?

In greco antico significa scala o apice, punto da raggiungere in altezza. La scala è presente nel quadro che ha ispirato la mostra. Si tratta a mio parere di un capolavoro di Giuseppe Bazzani ospitato nel Museo Diocesano. E’ “Il sogno di San Romualdo”, grande tela di cm. 268 x 168,5. Rappresenta il santo dormiente col suo manto bianco che sogna una salita furtiva di cinque monaci lungo una scala che sfuma nelle nuvole.

SI TRATTA DUNQUE DI UNA MOSTRA DI ARTE ANTICA?

Tutt’altro, il quadro di Bazzani viene spostato dal piano nobile del Museo e messo al centro di Sala Colonne. Tutt’intorno sarà un tripudio di forme e colori realizzato da artisti contemporanei che hanno accettato di eseguire un’opera ispirata al quadro esposto. Otto artisti italiani e un’artista tedesca, tutti con esperienza e un curriculum importante.

MODERNO CHE DIALOGA CON L’ANTICO QUINDI?

Devo dire che il quadro di Bazzani si presta particolarmente per questa sperimentazione. Il dipinto, pur essendo datato dagli studiosi a metà settecento, nel periodo di piena maturità dell’autore, il cosiddetto periodo Rococò, molto esuberante e coloristico, mostra invece dei caratteri di sintesi sia nella composizione delle figure che nella scelta dei colori, che consentono una facile e diretta possibilità di dialogo con le esperienze astratte contemporanee. E’anche un cruccio personale che ho da tempo, quello di eliminare i vari steccati che tengono sempre separati gli ambiti artistici: l’antico e il moderno, il figurativo e l’astratto. Sono del parere invece che la storia della pittura vada letta certamente individuando le sue mille varianti ma anche riscontrando continuità e persistenze.


CHI SONO GLI ARTISTI INVITATI?

Renate Balda (1955 -Waldkirken, Germania). Pittrice e ceramista, ricercatrice delle potenzialità dei colori da lei stessa prodotti per esaltare l’energia della luce.
Giuseppe Botturi (1947 – Castiglione delle Stiviere), pittore, designer molto attivo nell’alto mantovano. Dipinge, disegna, inventa e riqualifica spazi.
Sonia Costantini (1953 – Mantova). Pittrice nota in Italia e all’estero. Minimalista e monocromatica. Ha un rapporto intenso e narrativo col colore.
Alessandro Gamba (1955 – Pontedera). Pittore e organizzatore culturale. Ha un ampio curriculum di esposizioni in tutta Italia.
Marino Iotti (1954 – Scandiano). Grafico e pittore, elabora grandi tele dove i colori si intrecciano e dialogano.
Augusto Morari (1938 – Mantova). Pittore, restauratore e appassionato studioso dell’opera di Bazzani.
Claudia Moretti (1950-2013 – Mantova). Artista recentemente scomparsa di cui vogliamo ricordare l’opera poliedrica.
Alfonso Talotta (1957 – Viterbo). Pittore, ceramista e docente all’Accademia di Viterbo, inventore di forme pittoriche che escono dalla classica ortogonalità.
Stefano Turrini (1951 – Firenze). Pittore e organizzatore culturale con opere presenti in collezioni pubbliche e private.

L’OPERA di GIUSEPPE BAZZANI (Mantova 1690-1769) di don Stefano Savoia

Il Sogno di San Romualdo è un olio su tela di cm 268x168,5, realizzato intorno al 1749-50, custodito al Museo Diocesano di Mantova dal 1988. La forma centinata e mistilinea del telaio testimonia la destinazione per l’ancona di un altare. L’approfondita scheda realizzata da Stefano L’Occaso per il catalogo dei dipinti del Museo (R. Berzaghi - S. L’Occaso, Dipinti 1630-1866, Publi Paolini, Mantova 2014, pp. 76-78) ricostruisce le vicende della tela, gli innumerevoli spostamenti e la fortuna critica dell’opera, considerata all’unanimità, fin dalle guide del XVIII secolo, uno dei capolavori assoluti della maturità del maestro, riconducibile all’inizio degli anni Cinquanta: “Egli è questo un lavoro di tanta eccellenza, ch’io non dubito punto, che non vaglia anche solo ad immortalare un artefice […] di quest’unica sua vi fo menzione, che è pregiatissima, e voi per voi stesso potete comprendere s’io mentisca, od esageri.” (G. Cadioli, Descrizione delle pitture, sculture ed architetture che si osservano nella città di Mantova e ne’ suoi contorni, Mantova 1763, p. 82). Se ha senso, quindi, racchiudere la vita artistica di un pittore - e più ancora lo spirito di un secolo - in un dipinto, questo potrebbe essere il San Romualdo del Bazzani.

Il soggetto raffigura il santo monaco Romualdo (951-1027) mentre sogna una scala verso il cielo da cui salgono monaci vestiti di bianco. L’episodio è collegato alla fondazione del primo nucleo della congregazione camaldolese sull’Appennino casentinese, come riforma ascetica dell’ordine benedettino. Il tema iconografico, e l’esperienza della visione in sogno di una scala che collega la terra al Cielo, risale all’episodio biblico di Genesi 28, dove Giacobbe, in fuga dal fratello Esaù per avergli sottratto in modo fraudolento la primogenitura, si addormenta nel luogo chiamato Luz e sogna una scala da cui salgono e scendono angeli, interpretata come rinnovamento dell’alleanza, protezione divina e discendenza numerosa. Il dipinto proviene effettivamente dal complesso camaldolese di San Marco, che sorgeva nella zona attualmente compresa tra via Conciliazione e viale delle Rimembranze; a seguito delle soppressioni degli ordini religiosi nell’ultimo quarto del XVIII secolo, l’opera per un breve periodo fu collocata a Palazzo Ducale, e dal 1802 fu consegnata alla chiesa di San Barnaba, trasformata da collegiata dei Servi di Maria in parrocchia diocesana.

La critica ha sottolineato la qualità cromatica del dipinto, tutta giocata nelle varianti di uno dei colori più in voga nel Settecento: il “celestino” o “color dell’aria”, tanto citato nei ricettari dei pittori e dei decoratori. Ben si addice al tema onirico il chiarore lunare di “nivea opalescenza” che pervade la materia pittorica, generando un senso di pace e riposo meditativo. Il quadro è polarizzato in due distinte zone segnate dalla diagonale saliente: da un lato l’ampia veste del santo, la barba fluente, la mano destra appoggiata sul libro, caratterizzate dall’esplosione di luce, prova di bianco espressivo, e dall’altro la salita al Paradiso dei monaci realizzata con tinte grigio-violacee nella lucida rarefazione della materia.


don Stefano Savoia – direttore del Museo Diocesano Francesco Gonzaga

Spesa oggetto del contributo nell'ambito del bando PNRR, Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Componente 3 – Cultura 4.0 (M1C3), Misura 1 “Patrimonio culturale per la prossima generazione”, Investimento 1.2: “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura” finanziato dall’Unione europea – NextGenerationEU“ – CUP: C64H22001410004.