G. Menozzi, Eternità, tecnica mista su tela, 2016

TAU/TAU

a cura di Gianfranco Ferlisi

Dal 1 al 23 settembre 2018

Giuseppe Menozzi, pittore, personaggio e uomo di rara sensibilità, spicca tra le figure artistiche che hanno arricchito, recentemente, il profilo dell’orizzonte artistico nazionale.

Il titolo della mostra precedente, allestita in Vaticano, Lumen, condensava tutto un mondo, fisico e concettuale, che percorre la Bibbia dalla creazione all’Apocalisse, e trova l’apice all’inizio del vangelo secondo Giovanni: «in lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini». Il titolo della mostra al Museo diocesano, Tau/Tau, richiama lo stesso significato con l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico che contrassegna ogni opera esposta e si trova nel profeta Ezechiele come nell’Apocalisse, ed è stata adottata dai cristiani (su tutti, Francesco d’Assisi) per il suo rimando alla salvifica Croce di Gesù.

Giuseppe Menozzi ha all’attivo altre centinaia di mostre istituzionali, fra cui ricordiamo anche quella del Premio Bancarella, quella dedicata al suo lavoro dalla Regione Toscana, con un’opera scelta per la Pinacoteca della Regione stessa, quella fatta alla Biblioteca Umanistica a Milano, quella che ha inaugurato il semestre italiano al parlamento Europeo a Bruxelles. Nel suo curriculum vari sono i premi vinti, fra i quali il Foyer des Artistes a La Sapienza di Roma, ritirato con il direttore del Tg1 Fabrizio Del Noce, il Torre di Castruccio a Carrara, ritirato con Antonino Zichichi e Margherita Hack. Artista simbolo per la spiritualità nell’arte, Menozzi ne ha rivoluzionato assiomi e coordinate, creando un nuovo universo pittorico, che conferisce una forte distinzione antropologica alla sua più recente sensualità segnica e cromatica. Menozzi è un pittore gestuale, tonale ed espressionista. In altre parole un artista che ha sintetizzato alcune iniziali modalità figurali per ricavarne un linguaggio composito e in grado di restituire un’emozionalità che tocca, simultanea, i tasti della dolcezza e del vigore virile, che si muove sull’intima meditazione del sussurro sino alla impulsività del grido. La mostra, allestita al Diocesano, è dunque un momento per riflettere, comprendere e divulgare il lavoro di un artista che sul Tau fonda una relazione con l’arte che ci offre il disvelamento di un oltre, che ci apre la dimensione di una luce, come un fulmine che squarcia il nero della notte. L’arte è, infatti, verità e amore del bello, è voce che racconta la nostra storia e fa percepire la vibrazione del divino. Sono poi il dolore e la fatica del vivere a creare ineludibili interrogativi sulla sua referenza. E non di meno anche l’amore, che possiede sempre una dimensione estetica, è esperienza speciale, in cui la ricerca del sacro si palesa quale fondamento di religiosità. Solo nell’amare acquista significato la fatica della quotidianità. E ogni espressione della pittura di questo artista è una amorevole preghiera per l’universo biblico che ha nell’uomo (nell’immagine di Dio che è l’uomo) il suo capolavoro più immaginoso e incantato. Giuseppe Menozzi è convinto che la salvezza dell’essere umano è possibile solo se egli realizza, con la sua libertà, quel talento che Dio gli ha donato, è convinto che l’arte sia manifestazione e dono dell’Onnipotente, un dono che un artista pone al servizio del destino di salvezza che ci attende.

Per tutto ciò Tau/Tau, mettendo a frutto un cammino di creatività, produce, alla fine uno spettacolo di autentica meraviglia e di chiaro stupore per gli occhi e il vedere diventa reale commozione.

Gianfranco Ferlisi

Catalogo IL RIO Edizioni

 

Nota biografica su GIUSEPPE MENOZZI

Nato nel 1956 a Mirandola (Modena), ha sempre vissuto con la famiglia nel Comune di Camposanto. È il contesto rurale a ispirare i suoi primi disegni ed è la sorella Anna che intuisce le doti naturali dell’artista e lo sprona a continuare. A vent’anni tiene la sua prima personale presso la Biblioteca Comunale di Montesanto. Segnano indelebilmente il suo percorso la visitazione dei luoghi francescani, che accende anche le sue opere di una più profonda spiritualità, e la decisione, nel 1990, di lasciare il lavoro per dedicarsi alla pittura. Pochi anni dopo abbandona la figurazione tradizionale per intraprendere il percorso che lo porterà a scegliere il “Tau”, dal 1996 sempre presente nelle sue tele come simbolo della sua ricerca interiore. Oltre alle numerose personali in Emilia, ha esposto a Londra, Parigi, Zagabria, Firenze, Roma, Milano, Torino, e altre località italiane.

Tau/Tau opere di Giuseppe Menozzi
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