Roma quanta fuit…

L’antica Roma al Museo Francesco Gonzaga

Inaugurazione sabato 2 settembre ore 16

dal 2 settembre 2017 al 1 novembre 2017

Frontespizio del terzo libro dell’architettura di Sebastiano Serlio, Venezia 1544. Vi compare il motto, titolo della mostra.

Roma quanta fuit, ipsa ruina docet”: la frase coniata dall’architetto Sebastiano Serlio fu resa celebre da Vespasiano Gonzaga quando la volle scrivere sul suo Teatro di Sabbioneta. La grandezza di Roma si manifesta anche dalla sua rovina, dicevano nel Rinascimento, quando i resti dell’antica gloriosa città furono oggetto di attento studio e appassionato collezionismo, nonché fonte di ispirazione per architetti, pittori e scultori.

Il Museo dedica a questo tema un itinerario che si snoda tra le opere romane e quelle più tarde ad esse ispirate, esposte permanentemente lungo il percorso di visita per concludersi con una doppia mostra temporanea allestita appositamente:

Antichi Romani, nostri contemporanei: 

Passeggiare in un foro dell’antica Roma o in una via della Veio etrusca, incontrare e guardare da vicino qualcuno dei loro abitanti. Chi, e non solo tra gli appassionati del mondo antico, non ha mai avuto voglia almeno una volta di sbirciare in un’altra epoca storica?

Proprio questo viaggio propone Daniele Lucchini con “Antichi Romani, nostri contemporanei”, una galleria di ritratti fotografici, realizzati come close up cinematografici, di sculture del Museo nazionale romano alle Terme di Diocleziano e del Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, a Roma.

Le foto sono state scattate nell’autunno 2016 alle statue etrusche e romane esposte nei due musei dell’Urbe, come se esse fossero persone in carne ed ossa, donne e uomini comuni del mondo antico, colti quasi a tradimento nella loro quotidianità. Ne sono venuti 38 ritratti (15 dei quali esposti nella presente mostra) in primo piano e con inquadrature da grande schermo, sia per nascondere le lacune lasciate dal tempo alle sculture sia per aumentare l’impressione di realismo.

E, proprio perché l’intento del fotografo era quello di rendere di nuovo vivi allo spettatore questi antichi volti (e non offrire una mera, per quanto elegante, documentazione archeologica), tramite la grafica digitale è stato restituito loro lo sguardo. Da ultimo, l’aggiustamento di luci ed ombre e la “seppiatura” immergono i ritratti in un’atmosfera di serenità fuori dal tempo.

L’antica Roma nel Settecento:

Vedute di edifici romani antichi tratte dalle illustrazioni a stampa contenute nei tre volumi dell’opera “Roma antica e moderna”, Roma 1750, dedicati al mantovano Silvio Valenti Gonzaga, in quel tempo cardinale Segretario di Stato

 

Roma quanta fuit…
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