Bottega orafa della Germania meridionale

Oro, diamanti e altre gemme, smalti; 1562

Dalla basilica di Santa Barbara.

Il gioiello è pervenuto ai Gonzaga come dono al futuro duca Vincenzo I in occasione del suo battesimo, da parte degli zii Alberto V di Baviera e Anna d’Austria. Nato come pendente da portare al collo, fu in seguito trasformato in fermaglio da piviale, con l’aggiunta di ganci, mascherati nella faccia anteriore dai due opali. Il soggetto principale della raffigurazione è, al centro in lettere gotiche, il monogramma del Nome di Gesù (IHS, con una croce sopra la lettera mediana), composto da diamanti e sormontato da corona. Al di sopra di quest’ultima è l’immagine di Dio Padre; ai lati sono un guerriero e una dama che si offrono reciprocamente un frutto; più sotto, due putti e due cavalli rampanti. La faccia posteriore raffigura l’episodio narrato, come dichiara la scritta in basso, al capitolo 32 del libro dell’Esodo: mentre Mosè sul monte riceve da Dio le tavole della Legge, il popolo festeggia in adorazione del vitello d’oro. I soggetti delle due facce del gioiello sono tra loro in voluta contrapposizione (il vitello d’oro rappresenta una falsa fede idolatrica, mentre il Nome di Gesù esprime la fede autentica), con l’accorgimento che, nell’originaria destinazione a pendente, la falsa fede poggiava sul petto e quindi restava nascosta, mentre il soggetto del lato visibile risplende nel fulgore dell’oro e delle gemme.

Gioiello col monogramma di Gesù Cristo
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