Confluenze. Dialoghi d’arte tra antico e contemporaneo.

Opere di Giorgio De Chirico e Carlo Vighi.

Dal 4 marzo all’11 giugno 2017

L’arte è un gioco tra spettatore e artista“.

M. Duchamp

Credo che questo sia il nodo fondamentale della mostra-installazione. Il ruolo dello spettatore, in una società come la nostra, tutta incentrata sull’esperenzialità e sul soggetto, ha la stessa importanza di quella dell’artista, insieme il binomio artista-fruitore costituiscono i poli dell’opera. In questo senso, l’opera, uscita dalle mani dell’artista, diventa un bene per la società, a sua totale disposizione. Un piacere per gli occhi, ma nel nostro caso, soprattutto per la mente, spinta all’indagine delle singole scene. In ogni episodio, 12 in tutto, (ribattezzato “stazione” a rimarcare l’intenzione di spingere l’osservatore a ricercare il significato della messa in scena proposta) si fonde l’idea della “mostra” nel senso tradizionale del termine, a quella dell’installazione temporanea, per definizione “effimera”, che ci conduce verso infinite possibilità di lettura. Una sorta di caccia al tesoro-significato, perché le ”stazioni “possono essere lette secondo sia l’ordine proposto (opera del museo, De Chirico, Vighi), sia nel senso contrario (Vighi,De Chirico,opera del museo), mantenendo, come costante irrinunciabile, il tema del viaggio della scoperta dell’arte attraverso l’arte. L’arte è azione di autoscoperta (come raccontiamo attraverso una frase di J.Pollock nella stazione n.3 del percorso), ma al tempo stesso, affermazione del proprio essere. Benedetto Pagni, autore di una suggestivo “San Sebastiano”, in bilico tra sacro e profano, nella medesima stazione, inserisce la propria firma in un quadrato che contiene un triangolo e un cerchio, come a voler dire che le proprie coordinate di conoscenza ed esperienza del mondo sono quelle offerte dalla razionale “geometria”. Senza voler scomodare Bruno Munari che nel 1978 dedica un libro al quadrato, anche in Confluenze, questa forma, sinonimo di perfezione numerica e razionalità, è protagonista del percorso, indica il binario da seguire per continuare il viaggio. A seguire, rimanendo nella stessa stazione, incontriamo Giorgio De Chirico, con i “Gli Archeologi” che legge il suo presente attraverso la dimensione rarefatta della metafisica, ed infine, Carlo Vighi che ci propone la sua “Matrice”, “Heteros”, l’origine del suo nuovo strumento di esplorazione, il linguaggio di Ipercontesto. Un “grand tour”, insomma, quello che propongo con “Confluenze”, fatto di stazioni dalle fermate inedite, indizi, binari, infiniti richiami culturali che l’arte ci propone come strumento per collegare la ciclità del tempo della storia al tempo della vita di ciascuno di noi.

Benedetta Lorenzi

Confluenze. Dialoghi d’arte tra antico e contemporaneo
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