Tra le imprese che connotarono la smisurata ambizione del duca Vincenzo I si colloca l’istituzione di un ordine cavalleresco, che nelle intenzioni doveva rivaleggiare con quello ambitissimo del Toson d’Oro, di cui lo stesso duca era stato insignito. Il suo ordine aveva sede nella basilica di Sant’Andrea e traeva prestigio dalla celebrata reliquia là venerata: per questo si chiamava “Ordine Equestre del Preziosissimo Lateral Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo” o, brevemente, Ordine del Redentore. Esso prese vita nel 1608, in coincidenza con le nozze di Francesco, primogenito e successore di Vincenzo, con Margherita di Savoia; perdurò per cento anni, sino alla caduta dei Gonzaga, e annoverò un centinaio di cavalieri, scelti tra la nobiltà non solo italiana.

Dell’impresa sono qui raccolte pressoché tutte le testimonianze superstiti. Nella vetrina sono riprodotti: un ritratto del duca Vincenzo II nelle vesti (proprie del duca regnante) di Gran Maestro dell’ordine; il frontespizio del volume commissionato da Vincenzo I per dare fondamento storico e teologico alla reliquia; il disegno originale del collare (una sua realistica raffigurazione è nel dipinto, vedi oltre, con il ritratto del duca Carlo I). Precedono e seguono gli stemmi superstiti dei cavalieri, compreso quello del primo Gran Cancelliere dell’ordine, il conte Tullo Petrozzani, già ministro del duca Guglielmo e poi Primicerio della basilica. Si noterà che tutti gli stemmi sono attorniati dal collare dell’ordine, riprodotto in modo approssimativo: i cavalieri depositavano il proprio stemma nella sede dell’ordine quando venivano a riceverne le insegne, dunque ancor prima di averne potuto verificare le forme precise.

L’Ordine del Redentore
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