Ebano, argento e rame dorati, miniature; c. 1560-70

Dalla basilica di Santa Barbara. Inv. 944

Con la morte senza eredi di Alfonso II d’Este duca di Ferrara, il ducato, feudo della Chiesa, tornò a far parte dello Stato pontificio. Si incontrarono allora il papa Clemente VIII, giunto a Ferrara a prendere possesso della città, e il duca Vincenzo I Gonzaga, che vi si era recato per ricondurre a Mantova la duchessa vedova di Alfonso II, la sorella Margherita. Nell’occasione il papa donò al duca questa monumentale Croce, in cui – quasi una risposta al dibattito su quale delle arti fosse preminente – si fondono architettura, scultura e pittura.

La composizione presenta statuette, tra le quali spiccano i due profeti assisi e, stanti, le tradizionali figure ai piedi della croce, cioè la Vergine Maria e l’apostolo Giovanni, mentre le miniature dipinte raffigurano soprattutto scene della Passione. Al centro del basamento è lo stemma del papa donatore. I dipinti, in cui si avvertono echi di Raffaello e di Michelangelo, appaiono prossimi allo stile di Giulio Clovio, attivo anche a Roma dove morì nel 1578: la data suggerisce un termine entro il quale l’opera è stata realizzata.

Croce di Clemente VIII
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