Dalla basilica di Santa Barbara. Inv. 207

Le vicende di questa straordinaria stauroteca (cioè “reliquiario della Santa Croce”) sono complesse quant’altre mai. Esse prendono le mosse dal ritrovamento della Croce di Gesù, secondo tradizione avvenuto ad opera della madre dell’imperatore Costantino, Sant’Elena, intorno all’anno 340; nel 614 il sacro reperto fu trafugato dai Persiani di Cosroe II, ricuperato dall’imperatore Eraclio nel 628, e da allora ripartito tra Gerusalemme, Costantinopoli e Roma. Da queste porzioni sono poi stati tratti, per devozione, minuscoli frammenti, oggi distribuiti in chiese e musei.

Tali frammenti sono tanto numerosi, da far ritenere comunemente che, se autentici, la Vera Croce avrebbe dovuto avere dimensioni smisurate. Ma non è così; senza poter escludere che qualcuno sia stato contraffatto, è stato calcolato (Rohault de Fleury, 1870) che riunendoli tutti essi formerebbero un cubo di appena 16 centimetri di lato.

Delle tre parti maggiori, quella di Gerusalemme scomparve alla battaglia di Hattin (1187), vinta dai musulmani guidati da Saladino. Quella di Roma, con il titulus (la tabella con la scritta INRI, cioè “Gesù Nazareno Re dei Giudei”), si venera tuttora nella chiesa di Santa Croce in Gerusalemme. Le porzioni di Costantinopoli-Bisanzio erano custodite alla corte imperiale, dove nel X secolo furono riunite in forma di croce, unendole tra loro con capsule (al termine dei bracci) e fascette d’oro decorate da smalti: sono quelle al centro della presente stauroteca. La reliquia passò al ramo della famiglia imperiale che nel 1305 assunse la sovranità del Monferrato; l’ultima esponente dei Paleologhi del Monferrato, Margherita, sposò Federico II Gonzaga, duca di Mantova, portando qui la reliquia che il loro figlio, il duca Guglielmo, per poterla esporre a ornamento della basilica di Santa Barbara da lui voluta, nel 1573 fece racchiudere nella fastosa stauroteca. La raffinatissima parte posteriore presenta, all’incrocio dei bracci, un ricettacolo in cui si conserva un altro frammento della Vera Croce, nonché quelli che furono ritenuti frammenti della spugna usata per porgere da bere al Crocifisso e del sudario.

Di questo incomparabile gioiello, i Francesi nel 1797 asportarono la base, che quasi un secolo dopo fu rifatta nelle forme attuali su disegni del cavalier Alfredo D’Andrade, pittore e architetto portoghese stabilitosi in Italia.

moneta-eraclio
L’imperatore Eraclio coi figli, in una sua moneta d’oro. Costantino con Elena nella scena del ritrovamento della Vera Croce, miniata nel Messale di Barbara di Brandeburgo. Entrambe le opere sono visibili in altre sale del Museo.
Stauroteca
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