La vetrina accoglie:

a) la settecentesca porticina del tabernacolo di Motteggiana, in metallo dorato, sbalzato e cesellato, che raffigura il Cristo risorgente dal sepolcro;

b) la croce pettorale degli abati di Santa Barbara, la basilica palatina dei Gonzaga passata, alla loro caduta, nella proprietà dell’imperatore austriaco e quindi del re d’Italia. Questa versione della fastosa croce abbaziale, in oro argento perle diamanti rubini e altre gemme, è un rifacimento (c. 1865) di quella appartenuta a Margherita Paleologo, madre del duca Guglielmo Gonzaga, da lui donata alla basilica, rubata agli inizi dell’Ottocento ma visibile nel ritratto dell’abate esposto tra le opere di Giuseppe Bazzani;

c) esemplari delle croci pettorali dei canonici, in oro e smalti, donate dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria, come attesta la corona imperiale che le sovrasta. Quelle destinate al capitolo di Santa Barbara, realizzate a Vienna, recano da un lato una torre, simbolo della santa, e dall’altro le iniziali dell’imperatrice. Le stesse iniziali sono presenti nella croce destinata al capitolo della cattedrale, mentre sul lato opposto vi è raffigurato San Pietro, al quale la cattedrale è intitolata. Questa croce compare anche nel vicino ritratto del canonico Filippo von Riesenfeld (c. 1780).

Croci pettorali
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